Uccelli tipici dei paesi di campagna e dei canali

Il merlo è uno degli uccelli più comuni e che si è meglio adattato alla convivenza con l’uomo. La livrea del maschio è nera con il becco e l’anello orbitale arancioni, la femmina e il giovane sono invece marroni. Il merlo è un uccello praticamente onnivoro. Già nelle fredde mattine di febbraio i maschi sono impegnati nei loro canti melodiosi, dando così sfoggio delle loro straordinarie doti canore. Si esibisce spesso da posatoi sopraelevati, come ad esempio la cime di un albero o un’antenna. Una leggenda narra che un tempo i merli fossero bianchi e che la personificazione del primo mese dell’anno fece giungere tre giorni di intenso freddo per punire una merla che lo avrebbe deriso, e questa, per scaldarsi, si accovacciò su un camino sporcandosi di fuliggine. Ancora oggi il 29, 30 e 31 gennaio sono detti i “giorni della merla”.

Il nome del verdone è dovuto alla colorazione verde giallastra del suo piumaggio. Caratteristico è il suo becco conico e robusto che svela le preferenze alimentari di questo uccello granivoro. Come spesso capita in natura, anche in questo caso il maschio è più appariscente della femmina, vestendo di colori più vivaci. In primavera il maschio, oltre ad emettere il suo canto rerritoriale, si esibisce in una vera e propria parata nuziale con voli a farfalla mettendo in evidenza le bande gialle presenti sulle ali e sulla coda. In inverno può capitare di osservarlo con il becco sporco di rosso, a causa dei frutti di rosa canina di cui è ghiotto. Se allestite una mangiatoria il verdone la frequenterà volentieri.

Se scorgete un uccello dalla testina nera, che sul ventre ha un’accesa colorazione gialla solcata da una banda nera, è senz’altro una cinciallegra. I sessi hanno un piumaggio molto simile, anche se il maschio si veste di colori più brillanti e la banda nera che ha sul ventre è più marcata rispetto alla femmina. Si tratta di un uccello insettivoro che all’occorrenza non disdegna bacche e semi, è abbastanza comune e nidifica negli alberi sfruttando le cavità esistenti, ma gradisce anche nidi artificiali, oppure si adatta a colonizzre anche tubi di scarico delle grondaie e feritoie presenti nei muri.

Il picchio rosso maggiore è un uccello arboricolo dotato di adattamenti che lo rendono imbattibile nelle arrampicate sui tronchi: due dita rivolte in avanti e due rivolte indietro con forti unghie arcuate che garantiscono una salda presa, e le penne della cosa, chiamate timoniere, molto rigide e robuste che fungono da veri e propri puntelli. In primavera ed in estate la sua dieta è composta da insetti e larve che riesce a stanare da sotto la corteccia degli alberi, utilizzando il robusto becco, proprio come se fosse un martello. Le prede vengono poi catturate tramite la lingua, seghettata come un arpione, e talmente lunga che, in posizione di riposo è letteralmente arrotolata attorno al cranio. In primavera i maschi, riconoscibili per la macchia rossa sulla nuca, sorretti dalle penne della loro robusta coda, tambureggiano con il becco su tronchi cavi, marcando così il loro territorio e segnalando la loro presenza.

Nell’immaginario collettivo la rondine è simbolo della primavera. Ha la coda biforcuta, il ventre bianco che contrata con la gola rossa, mentre il dorso ha un colore blu cangiante. La rondine è un migratore transahariano in grado di compiere lunghe migrazioni, arrivando a svernare in Sud Africa. Nidifica in edifici rurali, soprattutto stalle, allestendo un caratteristico nido a coppa costruito con il fango. È facile osservarla mentre caccia gli insetti di cui si nutre con voli acrobatici, spalancando il becco e utilizzandolo come se fosse un retino. In autunno milioni di rondini formano veri e propri raduni pre-migratori (chiamati tecnicamente con il termine inglese “roost”) nei canneti che utilizzano come dormitori collettivi in preparazione del viaggio che le porterà nel continente africano, dove trascorreranno l’inverno.