Schema riassuntivo stile Torquato Tasso (lo stile letterario di Tasso)

Tasso soggiorna a Bologna (1562-64), Padova (1560-62 e poi 1564), Mantova e Ferrara (1564-65). Vi è un doppio tassiano accademico, legato a Bologna e Padova, e di corte connesso a Ferrara e Mantova. Tasso incrocia due tradizioni, quella toscana e padana. Emerge un Tasso erudito, accademico, di curiositas onnivora, di poeta doctus che ci conduce all’alveo padano e alle peculiarità dello studio bolognese. Riprende i classici latini e la cultura greca con una forte caratura ellenica. Vede la necessità di porre la letteratura alla base di qualsiasi conoscenza, di sapere autentico. Anche in campo accademico, da questo periodo, cambia l’apprendistato: vengono poste in primo piano le lettere, ricollocazione dialogica e non dogmatica dei saperi, il modello di un vero e proprio enciclopedismo letterario e quindi legato alla sfera del probabile/verosimile con la retorica e l’arte grafica come viatico dell’apprendistato accanto alla predilezione per il genere “dialogo”. Tasso ricerca l’originalità, la ricerca di un altrove, inesausta forza di fertilissimo rielaboratore dei saperi umanistici, partendo dalla curiositas filosofica, scientifica, erudita e poetica.

Certo, il Tasso soffriva di turbe psichiche. A questo proposito è illuminante la lettera di aiuto che indirizzò il 28 giugno 1583 al celebre medico forlivese Girolamo Mercuriale. Qui troviamo un elenco e una descrizione dei mali che affliggono il poeta: «rodimento d’intestino, con un poco di flusso di sangue; tintinni ne gli orecchi e ne la testa, […] imaginazione continua di varie cose, e tutte spiacevoli: la qual mi perturba in modo ch’io non posso applicar la mente a gli studi per un sestodecimo d’ora», fino alla sensazione che gli oggetti inanimati si mettano a parlare. È da notare tuttavia come tutte queste sofferenze non l’abbiano reso «inetto al comporre».

Il mondo creato è l’opera che più s’avvicina all’enciclopedismo letterario: propone la cristianizzazione del paganesimo attraverso l’idea di rivelazione divina come rivelazione progressiva nel processo storico. In questo testo presenta il testo del mondo, parla dell’uomo, della geografia del mondo e delle storie degli uomini, propone il creato come testo da leggere e chiede al lettore di essere sublime, di misurarsi con un’alta tensione conoscitiva. Il nesso tra ascesi amorosa e indagine sapienziale è stretto: la filosofia si misura con l’astrologia, fisiognomica, chiromanzia, geomanzia (distinguibile in Cataneo o delle conclusioni amorose). In Dialoghi la complessità di trame non è resa ben comprensibile, in quanto tutti i saperi sono collocati nell’opera in dinamica ascensionale, propria dell’indagine del vero sapiente.