Quand’è che un contratto a tempo determinato si trasforma a tempo indeterminato?

La riforma fornero invece ha introdotto la possibilità di introdurre un contratto a termine senza causale per i primi 12 mesi; dopodiché non è più possibile continuare senza una causale.

La  durata massima del contratto a termine è stata portata da  36 mesi a 24 mesi recentemente (2018).

Attualmente è possibile stipulare un contratto a tempo determinato senza causale? Sì. È importante però che dopo i 12 mesi venga specificata la causale se rinnovato.

La disciplina di riferimento è contenuta nel d.lgs 81/2015.

La forma del contratto deve essere scritta, anche per essere utilizzata come prova; la forma scritta invece non è richiesta se i contratti hanno durata non superiore ai 12 giorni.

12 mesi durata massima senza causale; 24 in presenza di causale.

Cosa succede se si superano i 24 mesi di limite per il contratto determinato? Accade che il contratto si trasforma da contratto a tempo determinato a tempo indeterminato; il limite massimo può essere derogato dalla contrattazione collettiva.

Ad ogni modo se si stipula un contratto presso l’ispettorato del lavoro in particolari condizioni è possibile aumentare la durata massima di ulteriori 12 mesi oltre i 24 mesi.

Non è possibile assumere a tempo determinato presso le unità produttive dove siano state presenti nei 6 mesi precedenti licenziamenti collettivi; nel caso di utilizzo di lavoratori in sfida a questi divieti il contratto si trasforma a tempo indeterminato.

Se vi è una prosecuzione del rapporto oltre i limiti si ha una tolleranza di tot giorni (solitamente 51 giorni), che dipende da più condizioni, dopo il quale scatta la trasformazione del contratto a tempo indeterminato.

Per quanto riguarda il trattamento economico normativo vi è il principio di non discriminazione, secondo cui il trattamento economico normativo del lavoratore a tempo determinato non può essere inferiore a quello che spetterebbe al lavoratore a tempo indeterminato, comparabili in proporzione al periodo che viene lavorato.

Una volta scaduto il contratto a termine abbiamo visto quali possono essere le possibilità che si verifichino; ad ogni modo il recesso (a scadenza) dal contratto a termine non può essere considerato come licenziamento. È possibile il recesso anticipato dietro giusta causa di recesso (in assenza il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno); se privo di giusta causa il recesso non è valido.

 

 


Hai notato degli errori o degli aggionamenti da fare a questi appunti di economia del 2018? Scrivi un commento per segnalare eventuali sviste!

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *