Papaoutai: storia della canzone francese di Stromae

 

Papaoutai è una delle canzoni di Stromae più apprezzate, il cantante belga dai toni accesi e dalla musica ritmica ma riflessiva, e non è per niente raro sentirla anche qui in Italia canticchiata da qualcuno.

Papaoutai parla dell’abbandono di molti ragazzi costretti a vivere senza la figura paterna, che sia per motivi rilevanti come il lavoro o il divorzio, andando a dare voce a un bambino.


Piccola nota che vi consiglio di leggere dopo aver letto la traduzione in italiano della canzone, per approfondire e comprendere bene la musica: il titolo Papaoutai utilizza un gioco di parole astratto chiamato “trompe-oreilles”; questa parola inventata gioca tra i due sensi: “Papà, dove sei? Ed “empapaouter”, che significa “essere ingannato o addirittura sodomizzato” in argot, ricordando l’atteggiamento volubile del padre e la sofferenza del figlio.

Dopo i primi ascolti, Papaoutai, con il suo video diretto da Raf Reyntjens, decolla su Internet con milioni di visualizzazioni; tutti ascoltano la canzone e guardano il video, scoprendo la storia di un bambino cresciuto in una famiglia monoparentale.
In un certo senso questa canzone contraddistingue Stromae: nato nel 1985 vicino a Bruxelles, il suo vero nome è Paul Van Haver (lo pseudonimo di Stromae è l’anagramma maestro verlan), è figlio di un architetto ruandese che ha lasciato la sua compagna fiamminga ed i suoi cinque figli. Da questa dolorosa storia, Stromae crea una canzone accattivante su una musica pop influenzata dalla musica dance, house, urbana africana, rap … Si scatena nel video musicale, dove balla una stravagante coreografia sotto lo sguardo di un bambino solitario. Il contrasto tra storia triste musica gioiosa è come un marchio che rimane impresso nella mente delle persone, forse per quello ha avuto così successo anche il video.

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