L’uomo e la fortuna secondo gli umanisti: il fato e la fortuna che travolgono l’uomo

Sin dall’Umanesimo e dal Petrarca è presente una sorta di “irriducibilità di senso”, una maschera che impedisca di andare al fondo della questione; maschera come doppio grottesco del volto sfuggente della verità. Vengono presentate la “follia” come lacerazione tra quotidiano confine del vivere e grande storia ovvero fortuna. In Alberti vige questo contrasto: senso della misura e tragicità della vita.

Da Petrarca fino a Guicciardini si aveva la consapevolezza che il mondo sublunare fosse luogo del disordine e del perenne mutarsi; c’è la consapevolezza che il “libero arbitrio” dell’uomo deve fare i conti con questi dati oggettivi che lo governano, Dio o mondo lo si voglia chiamare. Il fato e la fortuna travolgono l’uomo. È necessario apporre una modifica attraverso la virtù o una prudenza per dare un senso dignitoso al proprio esistere. Alberti vede nell’uomo la sua componente istintiva e feroce che è propria della sua natura, la violenza irredimibile dei suoi istinti di potere e di possesso; vede il manifestarsi di una violenza consapevole, tipica dell’uomo, interfaccia della violenza della fortuna e del fato – rappresentata dall’invidia. Questa violenza deriva dalla sua fragilità e dalla sua debolezza. Nel prologo de I libri della famiglia, Alberti parla della piena rapinosa e rovinosa della fortuna e di converso che elogia la virtù operosa della vita attiva. La decisiva risposta all’invidia è l’amicizia. La Ratio è la dote per eccellenza del saggio. La vita, nell’Alberti, è accomodamento, argine, prudenza, rifiuto degli eccessi, architettura sapiente, aspetti indispensabili per affrontare il fragile e precario equilibrio dell’uomo nel mondo.
In Machiavelli è importante la ripresa della romanitas e la tradizione classica in modo forte e attivo. Punta l’accento sul primato della civiltà romana, sulla forza delle istituzioni e delle leggi, sulla magnanimità esemplare dei sui protagonisti, riprendendo il Valla, il Biondo e il Petrarca etico. Machiavelli non mette in discussione la fragilità dell’uomo e dell’uomo politico di fronte la fortuna; parla di quell’inondazione atta a devastare e purgare gli uomini, a distruggerne la civiltà e i popoli. Quella mancata prudenza che Alberti rifiutava in nome dell’equilibrio viene ripresa da Machiavelli per arginare la fortuna, attraverso l’audacia, la spregiudicatezza, la fulmineità dell’azione. Così la tumultuarietà degli uomini è l’unico antidoto per arginare l’impetuoso corso della fortuna; un lessico negativo che Machiavelli volge al positivo come motore di trasformazione, punto di forza.

Riassunto rielaborato ed inviatoci da uno studente; per leggere un approfondimento completo di questo appunto vi invitiamo a comprare il libro di G.M. Anselmi, Animali della letteratura italiana (per niente costoso e molto interessante).