Le responsabilità della caduta dell’impero romano – riassunto lezione di storia

Quali potrebbero essere state le cause della caduta dell’impero romano? Di chi furono le responsabilità?

La caduta dell’Impero romano d’Occidente viene fissata formalmente dagli storici nel 476, anno in cui Odoacre depose l’ultimo imperatore romano d’Occidente, Romolo Augusto.

Comunemente le cause principali della caduta dell’impero romano furono:

  • il calo demografico dovuto non solo alle guerre ed alle carestie, ma anche alle epidemie che si diffondevano molto velocemente e causavano numerose vittime;
  • la crisi economico-produttiva delle campagne unita al crollo dei traffici commerciali, all’inflazione galoppante e, quindi, al ritorno ai pagamenti in natura;
  • la crisi e la fuga dalle città, a rischio non solo di saccheggio da parte degli eserciti barbarici, ma anche di malattie infettive per le disastrose condizioni igieniche;
  • la perdita di coesione sociale, dovuta all’enorme squilibrio nella distribuzione della ricchezza: lusso eccessivo per pochissimi privilegiati e povertà estrema per la grande massa dei contadini e del proletariato urbano;
  • la mancanza di consenso nei confronti del governo centrale, causata anche dalla degenerazione burocratica: da una parte corruzione sistematica, dall’altra eccessivo peso fiscale che finiva per gravare sui ceti meno abbienti;
  • i difetti del sistema costituzionale, con il governo centrale condizionato dallo strapotere dell’esercito e sempre a rischio di usurpazione.

Roma ha iniziato la parabola discendente con Augusto; fino a Cesare l’onere di tenere le redini di Roma era prerogativa del senato che di volta in volta sceglieva un capo militare e/o un legislatore a seconda delle necessità. In questo modo la classe senatoria aveva ragion di esistere. Con Cesare (che però non ha avuto il tempo di fare stravolgimenti) e poi Augusto la classe senatoria ha perso importanza man mano ciò ha portato nell’arco di generazioni e secoli alla mancanza della virtus romana e quell’attaccamento alla patria;oltre al fatto che la classe senatoria non occupandosi più di politica non ha sfornato piu individui capaci di reggere le redini di Roma.

Per quanto la Repubblica avesse le sue debolezze il principato segnò la fine di quel processo di “selezione” che aveva portato Roma ad essere retta dai Migliori. Di lì infatti non fu raro assistere a imperatori scellerati e senza alcuna capacità.

Dopotutto lo diceva anche uno dei massimi storici romani, Tito Livio:

(Roma) ab exiguis profecta initiis eo crevit ut iam magnitudine laboret sua.

Traduzione: (Roma), partendo da basi del tutto modeste, è talmente cresciuta che oggi è in difficoltà proprio per la sua eccessiva grandezza.

L’allargamento dei territori e la necessita’ di avere grossi eserciti in armi per lunghi periodi (e sempre piu’ esperti) ha reso la figura del contadino-soldato obsoleta. Mario sanci’ questo con la sua riforma. Il lato positivo fu la possibilita’ di schierare truppe in quantita’ e di mestiere. Quello negativo fu l’importanza che i generali iniziarono ad avere potendo contare sull’appoggio incondizionato delle legioni. Ma io credo che il problema non fu questo. Questa trasformazione era inevitabile per la politica di espansione che volle il Senato romano. I senatori erano latifondisti e davano importanza solo alla terra. Roma non era Cartagine. Quindi ci si espanse per acquisire nuove terre e risorse, non tanto per aprire nuovi commerci. A lungo andare questo provoco’ il crollo, quando per ragioni naturali la spinta propulsiva romana si arresto’. E la mancata evoluzione dell’economia in una economia capitalista auto-propulsiva segno’ la contrazione dell’Impero e la lenta caduta. Fu Cesare l’artefice di questo? Non credo. Fu Augusto che con il compromesso con la classe senatoria di proprietari agrari segno’ lo sviluppo di Roma e la sua caduta. Gia’ questo aspetto fu visto nei contrasti tra Scipione e Fabio Massimo, da una visione piu’ alla Cartagine e una visione piu’ imperialista. E la visione imperialista vinse in entrambe le occasioni.