La pace di Callia: riassunto e punti fondamentali (storia greca)

La Pace di Callia, tra Ateniesi e Persiani, stipulata nel 449/448, è uno degli eventi più discussi di tutta la storia grecia di cui è molto dubbia la storicità.

Tutto nasce da un grande attacco Ateniese contro Cipro e i Persiani nel 451, alla guida di Cimone.

L’assedio fallisce e Cimone viene ucciso in azione, ma nella ritirata riesce ad infliggere danni immensi alla flotta perisiana che gli tese un imboscata nelle acque di Salamina.

Proprio a causa di questa sconfitta i persiani iniziano trattative di pace con Atene, negoziate dal nobile Callia, parente di Pericle.

Il trattato, proposto dai persiani in difficoltà, è molto vantaggioso per i Greci: in cambio della promessa che nessuno dei suoi territori (Cipro in primis) verrà più attaccato, il Gran Re riconosce per la prima volta l’autonomia delle città grece d’Asia Minore e si impegna a mantenere truppe e navi a una distanza prefissata dalle città Greche.

Atene è così la padrona incontrastata dell’Egeo e, essendosi liberata dei persiani, può concentrarsi contro Sparta per dominare la grecia.

Questa pace però ha conseguenze enormi nella symmachia poiché viene meno lo scopo per cui venne creata: la difesa anti-persiana

L’alleanza viene scossa da forti turbolenze, ma Atene non vuole rinunciare ai vantaggi per l’alleanza e così trasforma con la forza la symmachia in un dominio imperialistico, riducendo gli alleati alla condizione di sudditi.

La Grecia torna nel frattempo in crisi, con Sparta che occupa Delfi portando alla seconda guerra sacra e una rivolta in Beozia che pone fine al breve dominio ateniese nell’area.

La situazione si complica quando anche Megara si ribella ad Atene con il supporto di Sparta, ma alla fine gli spartani si ritirano e Atene può reprimere la ribellione.

Ormai sia gli Ateniesi che gli spartani ritengono che sia più conveniente cercare una via d’intesa piuttosto che portare avanti una guerra dall’esisto incerto e nel 446/446 stipulano un trattato di pace trentennale che pone fine alle ostilità e si impegnano a non farle riprendere, stabilendo rigidamente le rispettive sfere di egemonia, stabilendo che solo le città neutrali sono libere di scegliere a quale lega aderire.

Atene però deve rinunciare a tutte le posizioni ottenute a partire dal 461.