La nascita del diritto commerciale nel medioevo

Rapporti Commerciali ve ne sono stati in tutti i tempi, ma la formazione di un sistema organico di Diritto Commerciale si ha solo verso la fine del Medioevo, dove si sviluppò la Civiltà Comunale; in questo periodo al Sistema Agricolo si aggiunge l’attività economica ai fini di Produzione e Scambio, con protagonista il Mercante sollecitando scambi e baratti fra prodotti acquistati in luoghi diversi.

I Mercanti nel loro insieme costituivano un Ceto sociale, e mano a mano che i negozi commerciali si moltiplicavano vennero costruendosi discipline, idonee a regolare gli Atti dei mercanti, affermandosi così un Diritto dei Mercanti.

E’ questo il Diritto Commerciale delle origini, un Diritto Speciale perchè dotato di proprie Fonti (gli Statuti Mercantili) e di propri Organi distinti e separati da quelli di Diritto Comune.

Con le scoperte del 400 gli scambi Mercantili subiscono un gigantesco sviluppo dato dall’apertura ai nuovi Mercati, inoltre si viene a formare Stati Monarchici caratterizzati dalla politica interventista dello Stato nella vita economica segnando così la fine dell’autonomia normativa delle Corporazioni, facendo diventare il Diritto Commerciale Diritto Statale e Nazionale.

Con la codificazione del 1882 il Diritto Privato si presenta frazionato in 2 distinti sistemi normativi:

  • Codice Civile, che regola i Rapporti Civili;

  • Codice di Commercio, che regola gli Atti di Commercio e l’attività dei commercianti.

Successivamente la Rivoluzione Industriale relega in un ruolo marginale la Produzione Artigianale, e segna il tramonto dell’epoca in cui i Mercanti che fino a quel momento erano al centro della vita economica, ponendo in un ruolo principale le figure degli Industriali e dei Banchieri, ampliando così i settori della vita economica regolati dal Diritto Commerciale.

La Categoria dei Commercianti quindi, non è più costituita solo dai Mercanti, l’art. 3 del Codice di Commercio porta a qualificare giuridicamente come Commerciante, chiunque operi abitualmente nel campo della Produzione e della Distribuzione, con la sola eccezione di artigiani e agricoltori.

La duplicazione delle fonti di Diritto Privato in Codice Civile e Codice di Commercio è finita con la riforma legislativa del 1942, portando alla creazione di un unico Codice Civile ossia quello attualmente vigente, arrivando così all’ultima tappa dell’evoluzione legislativa del Diritto Commerciale, caratterizzata da 3 dati salienti:

  • Scompare la categoria degli Atti di Commercio e la disciplina delle Attività Commerciali, che viene riorganizzata intorno alla figura dell’Imprenditore Commerciale, che sostituisce quella del Commerciante;

  • Il codice del 1942 introduce la nozione generale ed unitario di Imprenditore (Art. 2082 cc: Imprenditore), che ricomprende ogni forma di Impresa comprese l’Impresa Agricola, Artigiana e Pubblica;

  • L’unificazione del Diritto delle Obbligazioni e dei Contratti, scompare infatti la distinzione fra Atti Civili e Commerciali fondendosi in un sistema unitario contenuto nel libro 4 del Codice.

Nel Dopoguerra per quanto riguarda il Diritto Commerciale si sono avuti gli ultimi cambiamenti, questo infatti si è arricchito di nuovi istituti, soprattutto:

  • Il Diritto degli Atti d’Impresa si è arricchito di nuovi strumenti come il Leasing, Factoring e Franchising;

  • Ampliamento dei Mercati e dei Rapporti Commerciali Internazionali, seguiti dai vari fenomeni di unificazione sovranazionale del Diritto Commerciale, come nei Paesi dell’UE, che influenza i vari Diritti interni tramite Direttive e Trattati.