Il contratto collettivo: riassunto breve di diritto del lavoro

Il contratto collettivo è un contratto molto corposo e ricco di normative. Tale contratto non solo ha testi corposi ma si spalma e si articola su diversi livelli.
Abbiamo il livello interconfederale (quindi intercategoriale, tra tutti i settori merceologici prevalentemente nazionali), nazionali, decentrati.
In astratto possiamo avere più contratti collettivi applicati ad un unica azienda così come è possibile che un azienda non si avvalga nemmeno di un contratto collettivo (nonostante sia raro).

Attraverso accordi conferderali, che valgono per tutti i settori merceologici, la competenza generale è al nazionale, mentre l’aziendale può muoversi solo nelle sfere di regolamentazione che riserva il contratto nazionale o su cui può intervenire perché il contratto nazionale non definisce in proposito.
Si può quindi definire in queste basi lo spazio di applicabilità del livello decentrato.
Questi accordi non sono stipulate da tutte le associazioni di categoria o da tutti i sindacati italiani, e valgono solo per quelle confederazioni che sono firmatarie di quegli accordi.

L’ultimo contratto che disciplina un aspetto è quello che vale. Facciamo un’esempio: supponiamo che un contratto collettivo nazionale stabilisca che si decida di azzerare i permessi mediante la monetizzazione dei permessi retribuiti. Se ci fosse un lavoratore che preferisca usufruire dei permessi piuttosto che la monetizzazione, questo lavoratore potrà agire a seconda da quale sia il contratto più recente.
L’ultimo contratto è stato quello aziendale? Allora si farà quanto stabilito nell’aziendale.

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