I “Dialoghi” di Tasso: analisi e riassunto breve

È l’opera etico-politica del Tasso, da inserire comunque nel suo enciclopedismo letterario. Tasso non era distratto rispetto ai problemi del potere, al campo dell’etica e della politica, al “saggio” letterato. Ne con segue la critica, di machiavelliana memoria, verso quei letterati “puri” che non hanno perseguito la sua strada di letterato etico-politico. Ribadisce il primato della poesia e delle lettere, nel segno della grande stagione letteraria rinascimentale (apprendistato di saggezza). Ha piena consapevolezza del ruolo di corte e cortigiano. È un ideale etico di civilista assieme ad una attenta analisi di storia e geografia, tra erudizione e Umanesimo. Attraverso i Dialoghi, Tasso prende atto della difficile realtà signorile cui rapportare il proprio frangente civile e utopico senza rotture radicali o visionarie. L’approccio alla politica è in chiave di etica civile, di corretto comportamento. Nel Malpiglio si nota il Tasso politico, secondo il quale il “buon governo”, che si costituisce sul buon sovrano, su buone leggi e giustizia, viene condotto con prudenza e perciò degno del rispetto dei governati. Il bene del sovrano è in realtà il bene di tutti i sudditi. Viene introdotta la pace come ascolto, attraverso il <<silenzio>>, dell’inattendibile che permettono di risalire a certo percorso umanistico e rinascimentale. Sulla natura dei grandi (Dante, Boccaccio) si può fondare la natura virtuosa della respublica, della convivenza civile governata con giuste leggi dal giusto sovrano. In questo punto di utopia, di lacerazione, di ansia di conoscenza, si colloca la ricerca etico-politica, originale e inquieta, di Tasso.