Differenza tra stereochimica e chimica dei composti di coordinazione?

In questa pagina daremo delle brevi definizioni per distinguere due branche diverse della chimica. La prima branca è la stereochimica mentre la seconda è lo studio dei composti di coordinazione.

Con il termine stereochimica si intende lo studio delle proprietà spaziali delle molecole (assenza o presenza di centri, piani e assi di simmetria rifessiva o rotazionale) e come queste ultime si riflettano sul comportamento chimico delle sostanze.

In particolare, la stereochimica organica studia la simmetria delle molecole organiche, la loro chiralità, la relazione tra chiralità e stereogenicità, l’interazione tra molecole chirali.

Definiamo quindi una volta chiarita la prima definizione cosa sia la chimica dei composti di coordinazione: questa è la branca della chimica che studia in modo particolare il rapporto che si crea tra un atomo metallico (catione) e molecole cariche negativamente che si legano a quest’ultimo con legami di natura elettrostatica che prescindono, quindi non risentono della valenza dello ione metallico ma soltanto della sua densità elettronica (carica elettrica/volume atomico).

Questi composti in soluzione sono sottoposti ai classici equilibri stechiometrici, ma con delle costanti di equilibrio propie, che nei calcoli vengono modificate a seconda dell’ambiente di reazione, infatti ad esempio, le molecole con carica negativa potrebbero essere delle basi, quindi soggette a variazioni di concentrazione a secondo del pH considerato. È per tale motivo che si parla di costanti di equilibrio apparenti.

Anche molecole non cariche come NH3 possono formare prodotti di coordinazione, in questo caso a fare da controparte è il doppietto di elettroni liberi dell’azoto (N). Il loro equilibrio in soluzione è molto simile a quello che si riscontra nei calcoli in situazioni di acidi e basi, quindi applicando quasi le stesse formule badando però a fare delle giuste considerazioni su eventuali reazioni collaterali delle molecole o ioni presi in considerazione.

I complessi di solito si presentano come soluzioni colorate, questa loro caratteristica è anche sfruttabile per le determinazioni con tecniche volumetriche delle loro concentrazioni, usando come indicatori altri composti che si sostituiscono ad uno dei protagonisti chimici e fanno cambiare colore alla soluzione, come avviene nelle reazioni acido-base in cui si usa ad esempio un acido più debole dell’analita come indicatore.