Crisi dell’impresa nel diritto commerciale (riassunto)

Le Procedure previste in caso di crisi dell’Impresa.

La Crisi dell’Impresa è un fatto fisiologico del Mercato Concorrenziale, di conseguenza nell’arco di vita di un’Impresa è inevitabile che prima o poi accada.

Per la Crisi la Legge prevede numerose discipline molto complesse, tuttavia tutte partono dall’eguale condizione in cui si trova l’azienda che non riesce a più a far fronte puntualmente all’estinzione delle proprie obbligazioni.

Possiamo elencare 2 caratteristiche delle Procedure:

  • La Par Condicio Creditorum, vale a dire il complesso di regole con cui si assicura una soddisfazione il più possibile eguale, o quanto meno per percentuali proporzionali di tutti i Debiti dell’Impresa fallita.

Da qui si ricava la definizione delle Procedure Concorsuali, nelle quali è garantito appunto il concorso di tutti i Creditori.

  • La seconda è la caratteristica Liquidatoria, con la regolazione della Crisi tramite il Fallimento e le Liquidazioni Coatte.

Si può notare una connotazione autoritaria delle Procedure di Crisi dell’Impresa, che si aprono per Decisione Giudiziale.

Sono previste anche altre tipologie di procedure di natura negoziale, che derivano quindi dall’accordo tra le parti, mediante il quale il Debitore incarica i suoi Creditori a liquidare tutte o alcune parti delle sue attività e di ripartirne tra loro il ricavato al fine di soddisfare tutto o in parte i loro Crediti.

Il Costo della Liquidazione dell’Impresa non sempre consente di ottenere risultati positivi, bisogna considerare inoltre che a volte le capacità dell’Impresa non sono azzerate, ma necessitano solo di nuova finanza e di una rinnovata gestione per produrre Ricavi, per questo sono state introdotte nuove tipologie di procedure idonee a salvare l’Impresa, come l’Amministrazione Straordinaria delle Grandi Imprese.

Soggette alle Procedure Concorsuali sono solo le Imprese Commerciali, ne sono quindi esclusi:

  • Enti Pubblici;

  • Piccoli Imprenditori;

  • Imprese Agricole;

  • Imprese con Passività non superiore a € 774,69 per cui è previsto un Procedimento Sommario.

Insolvenza e temporanea difficoltà

La Crisi d’Impresa si manifesta con:

  • L’Insolvenza → In questo caso la procedura prevista è il Fallimento;

  • La difficoltà ad adempiere le sue Obbligazioni → In questo caso si prevede l’Amministrazione Controllata.

Il non essere più in grado di soddisfare regolarmente le proprio Obbligazioni, induce a considerare significativo uno squilibrio nella situazione economica dell’Impresa fra le sue componenti Attive e Passive.

Per analizzare la situazione dell’Azienda possono essere utilizzati come Indici dell’Insolvenza, fattori come gli inadempimenti ripetuti, Cambiali andate in protesto, svuotamento dei Magazzini.

Invece quando si parla di temporanea difficoltà, è da inquadrare nel caso in cui si ricorra un illiquidità tale da mettere a rischio ogni risanamento dell’Impresa, e quindi nel caso in cui viene messo in dubbio la capacità per l’Impresa di ritrovare un suo equilibrio.

La conseguenza sarà l’Amministrazione Controllata, che consiste nella sospensione delle Azioni dei Creditori per un periodo di 2 anni, affinchè quella capacità dell’Impresa di risolvere la sua crisi si manifesti; in caso contrario si dovrà aprire successivamente la Procedura di Fallimento.

Il Concordato Preventivo, ha come premessa l’Insolvenza, ma consiste in una proposta del Debitore accolta dai Creditori a maggioranze speciali, per una soddisfazione di questi ultimi per l’intero quando privilegiati e per almeno il 40% quando sono chirografari.

Le Procedure previste in caso di Crisi dell’Impresa

Le Procedure Fallimentari hanno inizio con i Provvedimenti del Giudice, quindi il Fallimento viene dichiarato con Sentenza (di Accertamento e Costitutiva), nel Tribunale della città dove è posizionata la Sede Principale dell’Azienda.

L’iniziativa è del Debitore o dei Creditori; il Fallimento però può anche essere dichiarato su istanza del Pubblico Ministero o d’Ufficio, con obbligo di consultazione del Debitore.

Il Fallimento dell’Impresa cessata può essere dichiarato entro 1 anno dalla cessazione del suo esercizio o dalla sua liquidazione, o dalla cancellazione dal Registro (a seconda delle tipologie).

La Sentenza nomina gli Organi Fallimentari (Giudice Delegato e Curatore), e ordina al Fallito di depositare i Bilanci e le Scritture Contabili entro 24h, in mancanza corre anche a Sanzioni di tipo penale.

Il Curatore ha la Rappresentanza Processuale del Fallito e la gestione dei suoi beni durante il Fallimento.

Inoltre assegna un termine di 30 giorni ai Creditori per presentare Domanda di Ammissione, stabilendo ora e luogo della riunione destinata all’esame dello Stato Passivo.

La Sentenza Dichiarativa si dice provvisoriamente esecutiva, e comporta:

  • L’iscrizione nel Registro dei Falliti;

  • La limitazione alla Libertà Personale dell’Imprenditore;

  • Lo spossessamento da tutti i suoi beni;

  • La scadenza dei Crediti non ancora scaduti;

  • Sospensione del corso degli Interessi Legali e Convenzionali.

Contro la Sentenza Dichiarativa di Fallimento può essere presentata Opposizione, entro 15 giorni dall’affissione.

I momenti in cui si articola la Procedura Fallimentare sono:

  • L’accertamento del Passivo, dove si effettua:

    • La predisposizione di un elenco dei Creditori da parte del Curatore;

    • Le domande di Ammissione da parte dei Creditori;

    • La formazione dello Stato Passivo ad opera del Giudice Delegato, con la successiva verifica;

    • Le opposizioni tramite ricorso dei Creditori esclusi o ammessi con riserva.

  • L’accertamento dell’Attivo;

  • L’Amministrazione dell’Attivo, che ammette anche la vendita in blocco dell’Azienda del Falliti;

  • La Liquidazione dell’Attivo;

  • La sua distribuzione.

One thought on “Crisi dell’impresa nel diritto commerciale (riassunto)”

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